Cyber protection e servizi gestiti — Layer3, partner Acronis
Backup, sicurezza e ripristino: gestiti, non solo venduti
La licenza Acronis la compra chiunque. Quello che cambia è chi la configura, chi guarda i lavori tutte le mattine e chi prova i ripristini prima che servano davvero. Quello lo facciamo noi.
Due cose che vediamo di continuo
Il backup gira e nessuno lo prova. Il lavoro notturno finisce con la spunta verde per mesi. Poi serve davvero, e si scopre che mancava un database, che l’ultimo file utile è di tre settimane prima, o che il ripristino richiede due giorni di lavoro che nessuno aveva messo in conto.
Il ransomware cifra anche i backup. Se le copie stanno su una cartella di rete raggiungibile dai computer infetti, vengono cifrate insieme a tutto il resto. È il motivo per cui una copia deve stare fuori dalla portata di chi entra, e deve essere immutabile: scritta una volta e non più modificabile, nemmeno da un amministratore.
Acronis Cyber Protect Cloud risponde a tutti e due, e a parecchio altro, da una console sola e con un agente solo installato sul computer. I servizi si attivano per quello che serve: si comincia da backup e antimalware, il resto si aggiunge quando c’è la ragione per farlo.
Prima di parlare di licenze
Quanto siete scoperti, adesso?
Dieci domande, un minuto, e vi diciamo cosa fare per primo e in che ordine. Il risultato lo vedete subito qui: non serve lasciare l’email, e non ve la chiediamo per mostrarvelo.
I servizi
01
Backup e ripristino
Computer, server fisici e virtuali, database: oltre trenta tipi di carico da una console sola. Copia locale per rimettere in piedi in fretta, copia in cloud immutabile per il caso peggiore. Si ripristina un file, una cartella o la macchina intera.
Per i dati che non possono aspettare il backup notturno c’è la protezione continua: le modifiche alle applicazioni scelte vengono salvate mentre si lavora.
02
Disaster recovery gestito
Se il server non c’è più, la sua copia riparte nel cloud e le persone tornano a lavorare mentre si sistema l’hardware. Su cloud Acronis, su Microsoft Azure o in configurazione mista, secondo quanto in fretta dovete rialzarvi e quanto siete disposti a spendere per tenerlo pronto.
Con procedure di avvio scritte e provate, non improvvisate il giorno del guasto.
03
Rilevamento e risposta (EDR)
Antimalware sui computer, e quando qualcosa passa resta la traccia di com’è entrato, cosa ha toccato e fin dove si è spinto. È la differenza fra «l’antivirus ha bloccato qualcosa» e sapere se il problema è chiuso.
La risposta comprende l’isolamento del computer, la quarantena e il ritorno indietro mirato: si annulla quello che l’attacco ha fatto, senza rimettere in piedi tutto da zero.
04
Oltre il computer (XDR)
Gli attacchi non entrano solo dai computer. Con XDR lo stesso occhio guarda anche la posta, le identità di Microsoft Entra ID e le app di Microsoft 365: Teams, SharePoint, OneDrive.
Serve perché un accesso rubato non fa rumore su nessun computer: si vede solo guardando chi entra, da dove e a che ora.
05
Sorveglianza gestita (MDR)
EDR e XDR vedono. Ma vedere non basta: qualcuno deve leggere quello che hanno visto, capire se è un attacco vero e intervenire. Con l’MDR di Acronis quel qualcuno è un centro operativo di sicurezza che lavora sui vostri allarmi ventiquattr’ore su ventiquattro.
È la scelta di chi non ha in casa nessuno che possa svegliarsi alle tre di notte, e non vuole scoprire l’attacco dai file cifrati la mattina dopo. Noi restiamo il vostro riferimento: l’analisi arriva a noi, e siamo noi a chiamarvi e a decidere insieme cosa fare.
06
Sicurezza della posta
Un filtro davanti a Microsoft 365, prima che il messaggio arrivi nella casella. Controlla anche i file e gli indirizzi che passano da Teams, OneDrive e SharePoint, e verifica che il mittente sia chi dice di essere.
È la difesa contro le finte fatture e i finti fornitori: la strada per cui i soldi escono più spesso, e quella che nessun antivirus sul computer può vedere.
07
Microsoft 365 e Google Workspace
Posta, OneDrive, SharePoint e Teams hanno un backup separato da Microsoft, fino a sei volte al giorno. Il cestino di Microsoft 365 tiene gli elementi per un tempo limitato: dopo, quello che è stato cancellato è cancellato.
Si aggiunge l’archiviazione della posta, quando serve tenerla per anni senza appesantire le caselle.
08
Dati che non devono uscire
Controlla dove finiscono i dati riservati: chiavette USB, stampanti, webmail, servizi di condivisione, messaggistica. Con i riconoscitori già pronti per i dati che le norme proteggono — anagrafiche, dati sanitari, carte di pagamento.
Non è sorveglianza dei dipendenti: è impedire che un allegato finisca dove non deve, quasi sempre per distrazione.
09
Formazione delle persone
Video brevi e simulazioni di phishing vere, mandate nelle caselle dei dipendenti: chi ci casca fa un modulo di dieci minuti, senza umiliazioni e senza riunioni.
Serve anche per un motivo pratico: diverse polizze contro i rischi informatici la richiedono, e senza si rischia di scoprire al momento del sinistro che il rimborso non c’è.
10
Aggiornamenti e inventario
Dalla stessa console si vede cosa è installato e cosa è rimasto indietro, e si distribuiscono gli aggiornamenti. Le falle sfruttate sono quasi sempre vecchie e già corrette da qualcuno.
Ventiquattr’ore su ventiquattro. E sono persone.
I servizi gestiti comprendono il monitoraggio continuo e la risposta agli incidenti 24 ore su 24, festivi compresi. Non è un programma che manda un avviso: è un turno di persone vere che guardano cosa è successo e decidono cosa fare.
La differenza si vede alle tre di notte. Un allarme automatico alle tre di notte finisce in una casella che nessuno apre fino alle otto, e in cinque ore un ransomware ha finito il suo lavoro. Un turno attivo isola il computer mentre sta succedendo.
L’intelligenza artificiale nel mezzo c’è, e fa la parte che sa fare: mette in fila migliaia di eventi, scarta il rumore, segnala quello che merita un occhio. Ma chi decide di staccare una macchina dalla rete alle tre di notte è una persona, e risponde di quella decisione. È una distinzione che oggi conviene fare, perché «monitoraggio 24/7» lo scrivono in tanti, e spesso vuol dire che il software non dorme mai.
Come si comincia
Non dalla licenza. Dalle quattro domande a cui bisogna rispondere prima, perché sono quelle che decidono la spesa.
01
Cosa avete. Facciamo l’inventario e mettiamo le cose in fila per importanza: quali fermano l’azienda, quali fanno solo perdere tempo, quali possono aspettare.
02
Quanto potete stare fermi. Minuti, ore o giorni: è la domanda che cambia tutto, perché ripartire in dieci minuti costa molto più che ripartire domani.
03
Dove vanno le copie. Locale, cloud o tutte e due; in quale paese; per quanto tempo si può tornare indietro. Sono scelte da scrivere nel contratto, non da lasciare implicite.
04
Si prova. Rimettiamo dentro dei dati e guardiamo se tornano, e ogni tanto lo rifacciamo. È la sola prova che un backup esista davvero.
Le domande da fare a chiunque vi venda un backup
Comprese noi. Se una di queste risposte non arriva chiara, il problema non è il prodotto.
- Dove stanno fisicamente i dati? In quale paese, in quale centro dati. Acronis ne ha più di cinquanta nel mondo: si sceglie, e la scelta va scritta.
- Per quanto tempo si può tornare indietro? Un giorno, un mese, un anno: cambia tutto quando qualcosa si scopre in ritardo.
- Quanto ci vuole a ripristinare? Non a far partire il ripristino: a essere di nuovo operativi.
- Chi prova i ripristini, e ogni quanto? Se la risposta è «il sistema segnala gli errori», nessuno li prova.
- Le copie sono raggiungibili dai computer che proteggono? Se sì, un ransomware le cifra insieme al resto.
- Cosa succede il giorno che cambiamo fornitore? I dati sono vostri: dovete poterli portare via.
Volete tutto per iscritto?
Abbiamo raccolto in un documento tutti i servizi di questa pagina, uno per uno: cosa comprendono, cosa risolvono e cosa serve sapere prima di attivarli. È lo stesso che diamo ai clienti quando ne parliamo di persona.
Ve lo mandiamo per email. Compilate qui sotto: vi arriva un’email con il collegamento, e da lì scaricate il documento. Serve a essere sicuri che l’indirizzo sia vostro: il collegamento poi vale una settimana, così potete riprenderlo con calma. Se preferite parlarne e basta, va bene lo stesso: scriveteci cosa vi serve e vi rispondiamo. Se il telefono è più comodo, 0432 1638183.